L’ARCHEOLOGIA SECONDO UN CRONISTA L’Archeoclub ne ha discusso con Enzo “Vinni” Romeo

LOCRI – «Circa l’80% del patrimonio archeologico di Locri non è ancora venuto alla luce, e questo lo abbiamo già scritto in passato, specie con riferimento all’impossibilità di proseguire le campagne di scavi al fine di non ledere i legittimi interessi dei cittadini residenti».

E’ una verità che lascia spazio a qualche rammarico, quella emersa nel corso dell’incontro intitolato “L’archeologia secondo un cronista” che ha avuto luogo ieri sera nella sede dell’Archeoclub della Locride di via Roma.

Al tavolo dei relatori, insieme al presidente dell’Archeoclub Nicola Monteleone, il giornalista professionista Enzo “Vinni” Romeo, volto noto della Tv e presenza ultratrentennale nella carta stampata e in molte esperienze radiofoniche e sul web, da qualche tempo impegnato nell’attività collaterale di autore televisivo per reti nazionali.

Un dialogo aperto e gradevole, che ha visto l’attenta partecipazione dei soci. Da un lato, la grande passione e competenza nel tema di Monteleone, dall’altro, il rigore professionale, l’indiscusso stile e l’umana simpatia di Romeo, sono stati i tratti distintivi di un piacevole pomeriggio in cui, partendo dal rapporto tra mondo dell’informazione e archeologia, si è dato spazio a un lungo e partecipato dibattito, quasi tutto incentrato sulle prospettive di sviluppo turistico basato sulle nostre risorse archeologiche e culturali.

Nell’aprire i lavori, Monteleone ha ricordato «L’odierna visita al museo di Gioia Tauro che l’Archeoclub ha compiuto insieme alla direttrice Rossella Agostino, che ha evidenziato, purtroppo, le difficili condizioni in cui versa la struttura. Dopo aver dato alle stampe la brochure dei musei di Locri e Monasterace lo scorso mese di agosto – ha proseguito il presidente Monteleone – stiamo lavorando per realizzarne un’altra con riferimento ai musei di Gioia Tauro e Bova Marina».

Romeo ha esordito ricordando i suoi trascorsi da studente della scuola media «Quando il compianto professore di matematica Aldo Florenzano, organizzava per i suoi alunni le visite agli scavi archeologici la domenica mattina. A quel tempo, io e miei coetanei volevamo sopratutto giocare a pallone nel tempo libero, ma grazie alla grande passione del professor Florenzano, anche noi scoprimmo le bellezze archeologiche della nostra terra, e non è un caso che agli albori della mia carriera, quando lavoravo per Gazzetta del Sud, fui testimone diretto del ritrovamento di una tomba antica da parte di una equipe di studiosi dell’Università di Torino coordinati dall’allora soprintendente Sabbione. Ho ancora impressa nella memoria la prima spolverata a quel reperto antico – ha proseguito Enzo Romeo – e l’emozione del giovane studente che la diede. Ecco perché trovai giusto raccontare anche l’umanità dei ricercatori».

Ma un altro aneddoto raccontato dal giornalista sidernese ha catturato l’attenzione dei presenti.

«Nel 2000 – ha detto Romeo – una fonte accreditata mi rivelò del ritrovamento di un relitto al largo delle coste di Galati di Brancaleone, ipotizzando che fosse un antico galeone spagnolo. Dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso, scrissi l’articolo per Gazzetta, anche se, dopo essermi recato sul posto, la gente di Galati non ne sapeva nulla. Il giorno dopo, una testata concorrente, dedicò tre pagine della sua edizione, per cercare di screditare il mio scoop, comportandosi in maniera assai scorretta. Io ebbi modo di replicare e di chiudere quel ping-pong, anche se da allora non se ne è saputo più nulla. Se nell’immediatezza del ritrovamento posso comprendere le ragioni di riservatezza spiegabili con l’esigenza di poter compiere le operazioni di rinvenimento del relitto (confermatemi da un sommozzatore), mi fa specie sapere che da allora in poi non sappiamo dopo il reperto sia stato conservato, tanto da gettare qualche ombra sulla vicenda».

Quindi, si è aperto il dibattito.

Luisa Coluccio ha ricordato il dramma delle archeomafie, mentre Maria Antonella Gozzi ha ricordato l’impegno comune a quello dell’Archeoclub per rendere fruibili cultura e archeologia al più vasto pubblico possibile, anche puntando sull’idea di realizzare iniziative editoriali ad hoc. Il giornalista e scrittore Filippo Todaro ha invitato tutti ad andare oltre i soliti circoli chiusi e a passare alla fase operativa per lo sviluppo turistico basato sulle risorse culturali «Iniziando – ha detto l’autore di “Sfaìss” – dalla messa in rete con gli altri Archeoclub d’Italia e con lo stipulare convenzioni con alberghi per favorire il maggiore afflusso di turisti e appassionati di archeologia».

Marcello Pezzano ha ricordato l’impegno e le iniziative innovative promosse dal figlio Antonio, mentre Nicola Monteleone ha introdotto il giovane studente dell’Università dell’Aquila Giuseppe Alessi definendolo «Un esempio di umanità e civiltà».

Alessi, infatti, nei giorni scorsi ha restaurato, in maniera volontaria e gratuita, l’aquila bronzea presente nel boschetto di fronte a piazza dei Martiri, che era stata danneggiata da alcuni vandali e ha dichiarato che «Oltre che alla pigrizia che affligge la società odierna, è deleterio il silenzio e mentre lavoravo sono contento di avere notato un crescente interesse da parte dei cittadini».

Il presidente del centro studi grecofono di Gallicianò Leonardo Panetta ha annunciato l’imminente arrivo di studenti dall’Argentina per visitare il borgo antico, invitando tutti a coltivare le proprie legittime ambizioni, senza auto limitarsi.

Lo storico Pino Macrì, infine, ha riproposto un tema a lui molto caro, ovvero  «La bellissima statua della Dea in trono, identificata dai più con la dea Persefone, capolavoro di arte greca del V° sec. a.C., è dal 1915 esposta al Alt Museum di Berlino. Il luogo del suo ritrovamento e le modalità con cui il pregiato marmo dal grande valore artistico è arrivata in Germania sono da oltre un secolo al centro di una vicenda molto controversa».

Per Macrì, ingegnere, docente e scrittore (è autore di “Sulle tracce di Persefone. Due volte rapita” edito da Laruffa) se riportata a Locri potrebbe diventare per questa terra quello che i Bronzi di Riace sono per Reggio Calabria.

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