LOCRI Fabrizio Mollo ha presentato a palazzo Nieddu la sua Guida archeologica della Calabria Antica

di Gianluca Albanese

LOCRI –  Un compendio di  archeologia basato su tredici itinerari, con un taglio di tipo geografico ma che tiene conto dell’omogeneità culturale della nostra regione, al fine di far conoscere a tutti, in primis ai calabresi, il nostro immenso patrimonio archeologico.

La sala convegni di Palazzo Nieddu del Rio, che ospita la sede della biblioteca comunale, era gremita di persone questo pomeriggio per la presentazione della “Guida archeologica della Calabria Antica” (2018, Rubbettino) del docente universitario Fabrizio Mollo.

Una guida indispensabile, condensata in un volume di circa settecento pagine per conoscere nel dettaglio quei tesori archeologici di cui dobbiamo andare orgogliosi e che, soprattutto, dobbiamo conoscere e apprezzare appieno, al fine di divulgarne il valore anche fuori regione.

La manifestazione è stata organizzata dall’Archeoclub della Locride e dal Museo e Parco Archeologico di Locri Epizefiri, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Locri e lo spazio culturale “MAG. La ladra di libri” di Siderno.

Ha aperto i lavori la dirigente dell’archeoclub Cesira Gemelli, che nel dare il benvenuto ai presenti, ha tratteggiato cenni biografici sull’autore.

Quindi, è stato dato spazio al saluto dell’assessore alla Cultura del Comune di Locri Anna Sofia che si è detta «Contenta che la manifestazione si sia tenuta qui in biblioteca che si deve fruire al massimo e nel migliore dei modi e quando non è possibile è solo per ragioni non dipendenti dalla nostra volontà. Oggi, per esempio,  la signora Teresa Muscatello, dipendente comunale addetta alla biblioteca,  era fuori servizio però ha inteso voluto esseri e lavorare ugualmente e la ringrazio così come ringrazio tutte le associazioni presenti che operano nel nostro territorio per la divulgazione della cultura”.

Quindi, si è entrati nel vivo della trattazione del tema, grazie alla direttrice dei musei di Locri e Monasterace Rossella Agostino ch sin premessa ha dichiarato «Sono legata al docente universitario Fabrizio Mollo da un rapporto pluriennale di stima reciproca. La sua dote principale è la capacità di stare sul territorio, non chiudendosi nel mondo accademico. È una persona corretta e competente ed è legata al territorio, al contrario di molti funzionari del Mibac che stanno seduti dietro una scrivania e non promuovono il territorio. L’opera è utile a divulgare il patrimonio archeologico che molti calabresi non conoscono. Non c’è periodo storico della Calabria del quale non ci sia testimonianza. Nonostante lo spessore del tomo – ha proseguito la direttrice – si tratta di un testo facile e piacevole da leggere anche per i miei colleghi e per chi opera nel turismo. Il difetto che c’è sempre stato nel monco dell’archeologia è la mancanza di promozione del nostro patrimonio fuori regione e opere come questa aiutano in questo senso perché la Calabria non è un regione ben vista, anche da parte del ministero. Invece, bisogna anzitutto fare conoscere gli aspetti positivi della Calabria”.

Visibilmente soddisfatto per la massiccia presenza di appassionati, l’autore Fabrizio Mollo che ha detto che «Sto raccogliendo molti consensi durante il tour promozionale e non nascondo che  quasi quasi mi viene voglia di riscrivere questo libro, magari dando un taglio antropologico. Il libro è rivolto ai turisti e agli studiosi visto il taglio scientifico. Bisogna recuperare la centralità della Calabria che nel tempo antico non era solo culturale ma anche economica. Oggi, invece, siamo periferici come tutto il Mediterraneo. Attraverso la commercializzazione di tanti prodotti dell’antichità, dunque,  si mostra la centralità della nostra regione nel mondo antico. La più grande esigenza però è quella di rivolgermi ai calabresi. Bisogna ribaltare questa percezione negativa che i calabresi hanno della calabresità stessa, una calabresità protostorica frutto dell’osmosi tra le popolazioni indigene e quelle che si sono avvicendate nella nostra terra. La Calabria antica, infatti, non è solo di derivazione greca. L’antropologia è nata in Calabria studiando i comportamenti dei calabresi. Si sta facendo tabularasa di tutto il bello del passato e alcuni fenomeni stanno mostrando questa tendenza, a cominciare dall’abbandono dei centri storici che ha avuto come conseguenza, nei decenni passati, la costruzione di marine orrende. In Calabria abbiamo consumato il territorio abbandonando l’antichità. Ora – ha chiosato Mollo – bisogna invertire la tendenza perché il passato ha una sua grande attualità. Ci sono diversità geomorfologiche nel nostro territorio e possiamo ancora parlare di Calabrie piuttosto che di Calabria. Devo altresì rilevare che non c’è lo stesso livello di fruizione in tutti i siti della regione. Il problema è riconducibile all’amministrazione centrale». 

Non è mancato un riferimento a recenti fatti di cronaca, quando l’autore ha detto che «In Italia non esiste la logica della manutenzione. Sembra che interessi solo concepire le opere e inaugurarle. E la manutenzione? Chi lavora in Calabria – ha concluso Mollo – è un eroe perché opera quotidianamente in trincea». 

Al termine della manifestazione,  l’Archeoclub, mediante la vicepresidente Tiziana Romeo, ha donato alcuni omaggi all’autore, tra cui una scultura di pinakes greci realizzata dall’artista Trifoglio, un libro “Una vita per l’Italia dei dialetti” di Salvatore Gemelli. Una scultura di Alberto Trifoglio è stata, inoltre,  donata all’assessore Anna Sofia che nel ringraziare ha dichiarato che «E’ un grande dono per me e per la città di Locri; per questo resterà in biblioteca e verrà esposta con la visibilità che merita».

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