COSANGELES Il primo “album” di racconti di Paride Leporace

di Gianluca Albanese

Il rischio, nell’iniziare la lettura di Cosangeles, primo libro di racconti di Paride Leporace (Luigi Pellegrini Editore, 2021), è quello di trovarsi di fronte a storie scritte con stile coinvolgente e buon ritmo, ma di scarso interesse per il lettore di terre lontane dal Crati e dal Busento.

Pericolo scongiurato già al primo capitolo, quando la narrazione da local diventa glocal, e va al di là delle storie da “Piccola città eterna” o, in alternativa, “Piccola città, bastardo posto”, ed è subito empatia con chi divora avidamente le 180 pagine e magari conosce “la grazia, o il tedio a morte, del vivere in provincia”.

Già, perché se i racconti hanno un ovvio filo conduttore, quello della Cosenza che negli anni della prima gioventù dell’autore diventa Cosangeles, piacciono e appassionano chiunque perché narrati con lo stile confidenziale dell’amico che al tavolo di un bar ha sempre da raccontarti cose bellissime e interessantissime, storie di gente sempre in bilico tra capacità manageriale e illegalità spicciola, tra locali alla moda e tavoli con tappeti verdi sotto pile di contanti, scommesse e azzardo, amplessi in macchine sportive e scontri (ideologici e non) da “quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”.

Racconti da leggere con passione, ambientati nella Roma in cui le distanze tra Calabria Citra e Calabria Ultra si annullano e siamo tutti paisà tra piazza Bologna e la Tiburtina, nelle trattorie piene di foto di clienti illustri alle pareti o nelle discoteche sulla spiaggia tirate su dal nulla.

L’autore sfrutta al meglio la dote anagrafica che gli garantisce un buon bagaglio di vissuto e ricordi, e dosa bene emozioni, nostalgia e fatti che se non sono veri appaiono comunque verosimili. Ci mette dentro tutto sé stesso nelle parti affidate al proprio alter ego Ciccio Paradiso: giornali e radio, cinema e curva dello stadio, riservando gli aspetti più squisitamente localistici alla lettera finale che proprio Paradiso scrive a Jo Pinter, protagonista dei racconti e inventore di Cosangeles.

Ecco perché, nel consigliarne vivamente la lettura, ci permettiamo di fare nostro il consiglio di Lou Reed, che nel presentare il proprio album “New York” suggerì al suo ascoltatore di apprezzarlo come se stesse leggendo un buon libro: “Cosangeles” va letto come se si stesse ascoltando un album di rock di qualità, magari in vinile e dalla copertina in bianco e nero. I racconti diventano canzone d’autore e i capitoli versi in cui è facile rivedersi e riconoscersi.

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