IL PALLONE DI STOFFA Il nuovo saggio di Walter Pedullà con le sue “Memorie di un nonagenario”

di Gianluca Albanese

Il 90, nella smorfia napoletana, rappresenta la paura. Walter Pedullà, invece, la paura l’ha superata da un pezzo. Da almeno dieci anni, quando vide la morte in faccia per un arresto cardiaco e si salvò grazie a un potente defibrillatore azionato dalle mani sapienti di un medico del pronto soccorso. Aveva 80 anni e oggi ci regala un saggio della sua importante esperienza di vita ne “Il pallone di stoffa. Memorie di un nonagenario” (Rizzoli, 2020) in cui ripercorre le tappe fondamentali delle sue 90 primavere che l’hanno portato ai vertici della Rai e del Teatro di Roma, con una cattedra all’Università “La Sapienza”, decenni da critico letterario sulle pagine de “L’Avanti” e una miriade di monografie e raccolte di saggi sulla cultura del Novecento.

E tutto ebbe inizio a Siderno, nella bottega del papà sarto e in una dignitosa abitazione condivisa con una pletora di fratelli e sorelle. Le prime 100 delle 532 pagine de “Il pallone di stoffa” sono dedicate proprio all’infanzia e all’adolescenza della sua Siderno, quella che non digerì mai il fascismo tanto da maturare ben presto una sana coscienza democratica e progressista. Erano gli anni della guerra e della fame, delle famiglie sfollate durante i bombardamenti e della ricostruzione post bellica: l’inverno col cappotto ingombrante cucito da papà e d’estate sulle spiagge che iniziavano a popolarsi. Pedullà ne fa un ritratto romantico e in bianco e nero, specie dei (pochi) momenti sottratti allo studio e alle lezioni private che impartiva, da giovanissimo, a numerosi studenti.

Da lì il passo verso la carriera accademica, politica e giornalistica fu rapido come un lampo di vita, risalendo lo Stivale da una cattedra all’altra, da un esame al successivo, dopo il fortunato incontro con Giacomo Debenedetti e l’approdo in una Capitale in cui il giovane docente calabrese, la cui figura imponente costretta in un’utilitaria degli anni ’60 lo faceva soprannominare “Carne in scatola” dai suoi studenti, si faceva apprezzare nel mondo della cultura, dell’editoria, della politica e dell’università.

Con un tratto distintivo ben delineato: l’umanità.

L’umanità socialista di chi, come lui, ha sempre avuto una sola tessera di partito e l’umanità che traspare dalle pagine del suo libro: ogni incontro, ogni episodio ogni esperienza in giro per il mondo è narrata con impareggiabile stile rende tutto importante allo stesso modo. Dai ritratti dei potenti dell’Italia a cavallo tra il XX e XXI secolo, al racconto dei gattini di casa e del loro mesto commiato dalla vita, dai grandi della letteratura allo sciuscià indiano che si arrangiava con espedienti poco eleganti, dai viaggi in Cina e Unione Sovietica a toccare con mano il fallimento della pratica del socialismo reale, al grappolo d’uva mangiato a sbafo dal filare di chi ospitava la sua famiglia durante i bombardamenti.

E’ tutto importante allo stesso modo per un autore che scrive intingendo la penna nell’inchiostro del cuore.

Proprio così: ti aspetti i racconti del Presidente Rai, del Professore universitario, del Critico letterario, del Direttore del teatro, del Saggista, del Dirigente Politico e li trovi; ma nelle pagine de “Il pallone di stoffa” trovi soprattutto Walter che, pagina dopo pagina divorata avidamente come certi fichi dagli alberi della gioventù dell’autore, diventa un amico che staresti ad ascoltare per nottate intere.

Ecco perché, non potendolo fare, ti “accontenti” di leggere il suo libro che ti tiene tanta compagnia e ti proietta in un mondo lontano da quella provincia in cui tutto ebbe inizio ma che a quella provincia rimane intimamente legato. Nella narrazione degli innumerevoli episodi è facile, inoltre, trovare quella sincerità di chi non esita a fare nomi e cognomi di chi, nei palazzi che contano, non ha esitato a ricorrere a sgambetti e gomitate.

“Per non essere generico, dovrei – scrive in un passaggio significativo – fare un nome. Ne avrei più di uno, ma sarebbe come fare troppo rumore su un esempio che è la quotidianità della politica, questo covo inesauribile di tradimenti. Peraltro l’ingratitudine cova tradimenti anche nell’arte e nell’università, e mi fermo qui: così fan tutti in una società che traffica soprattutto in dare e avere ad personam. Perdonate il lamento, ma capitelo: c’è stato realmente un mondo in cui l’interesse non era solo tornaconto personale. Non ho potuto soffocare il rimpianto, che è il sentimento di chi non ha potuto accontentare tutti gli amici”.

Buon compleanno Walter. I lettori di tutta Italia, e di Siderno in particolare, non hanno altro modo per manifestarLe tutta la gratitudine per aver condiviso l’appartenenza a questa piccola e grande comunità che oggi festeggia insieme a Lei.

 

 

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