KORALIRA La “Stream World Music” che gira il mondo viaggiando lungo il 38° parallelo

di Gianluca Albanese
Il fatto che siano nostri conterranei – lui è di Siderno, lei di Reggio Calabria – è solo un dettaglio che c’inorgoglisce; la dimensione dei Koralira, infatti, è assolutamente e ontologicamente internazionale, fondata su un sound che parte dal Mediterraneo per contaminarsi con la cultura della tradizione africana, guardando al resto d’Europa e strizzando l’occhio all’estremo oriente. Il loro stile è noto come “Stream World Music”.
I Koralira (nome nato dalla fusione di due strumenti tradizionali: la kora, originaria del Mali, e la lira calabrese) sono il maestro Domenica Rita Buda, meravigliosa voce e autrice dei testi delle canzoni (oltre che coautrice delle musiche) e il maestro Francesco Speziale, talentuoso chirarrista che cura la composizione delle musiche e gli arrangiamenti, frutto di studi approfonditi e meticolosi.
Il loro ultimo album “Metro line S” è un appassionante viaggio tra differenti stili, tradizioni e culture, e non è un caso che la prima traccia sia anticipata dall’annuncio tipico di un treno a lunga percorrenza, a sua volta disannunciato dopo l’ultima traccia di un Cd curatissimo negli arrangiamenti e che, sebbene al primo ascolto possa un po’ spiazzare, già dalla seconda volta viene apprezzato in tutti i dettagli, fino a creare la più dolce e sana delle “dipendenze”.
La partenza viene affidata a “Nero”, brano dalle atmosfere ariose e luminose in dialetto reggino in cui la voce di Domenica tocca quote altissime, seguito da “Il Re dell’VIII cerchio”, interamente composto dalla Buda e che richiama alla passionalità popolare tipica di queste latitudini.
Con “Sandina”, invece siamo già in Africa, visto che si tratta di un brano tradizionale della parte occidentale del continente nero, ma potremmo essere anche in estremo oriente. Il ritmo è ipnotico, la voce della giovanissima Maria Del Mar Carbone lo interpreta magistralmente, così come l’assolo finale di chitarra elettrica di Pasquale Caracciolo, con una coda che ricorda da vicino il sound tipico di David Gilmour dei Pink Floyd degli anni d’oro.
“Spagnu” riporta l’ascoltatore nel Mediterraneo, con un brano dal testo dialettale ma con sonorità vivaci e influenzate dai ritmi dell’America Latina, in cui l’interpretazione di Domenica richiama alla Teresa De Sio degli anni ’80.
“A Riturnella”, invece, sorprende e disorienta, specie chi è abituato ad ascoltare questo brano eseguito in altre versioni. Qui il ritmo è lentissimo, quasi a enfatizzare i versi sussurrati dalla voce di Domenica cantati su un tappeto sonoro delicatissimo.
Con “Medea” invece, i Koralira sorvolano la Sicilia e il Mediterraneo in generale, mentre “Miroir”, scritto e cantato in francese guarda all’Europa e alla tradizione degli chansonnier. “Cu cunta menti ‘a giunta”, invece, è quasi una pièce teatrale messa in musica, che rimanda ai cantastorie di una Trinacria che fu.
Il brano è il preludio alle due riuscitissime provocazioni successive: una “Brigante se more” che prende un’inattesa e lunga coda a ritmo di swing, e “The Joker”, in cui alcuni tormentoni della musica popolare calabrese vengono centrifugati in un brano che apre a una prospettiva internazionale, con contestuale traduzione in inglese di alcuni versi. “Sud” esalta i virtuosismi di Francesco alla chitarra, in un brano strumentale pieno di musicalità mediterranea che l’autore ha inteso dedicare al padre. “De somale” chiude l’album, con i vocalizzi di Domenica e i cori africani sullo sfondo, quasi a voler simboleggiare la conquista di quella vetrina internazionale conquistata dal gruppo calabrese che, sebbene lontano da certi circuiti “mainstream” risulta assai apprezzato dalla critica e da fasce sempre più ampie di pubblico che a ogni concerto viene sorpreso in positivo dalla bravura dei Koralira. 

Il concept-album “Metro line S” è anche uno straordinario spettacolo teatrale, in cui l’allestimento, le luci, i suoni e tutto il resto formano un tutt’uno armonioso e capace di mantenere alta l’attenzione degli spettatori dal 1’ al 60’ minuto. Senza soluzione di continuità. Con un obiettivo prioritario: mettere in musica e in scena la storia del riscatto culturale su un percorso concettuale che passa dalle città comprese nel 38° parallelo. 

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