TOSCA ALLA SCALA DI MILANO Una prima della prima

di Simona Masciaga

“Una prima alla prima”: cosi è stata definita Tosca, l’opera di Puccini che per la primissima volta ha calcato le scene della Scala di Milano, come evento open per eccellenza, il 7 dicembre, alla stagione lirico- teatrale del capoluogo lombardo.

Una serata all’insegna dell’eleganza e buon gusto per molti, ma per alcuni solo un red carpet di eccentricità rasente alla volgarità sia nel look quanto più nella scelta degli abiti a dir poco stravaganti e molto controcorrente. Nonostante tutto, l’evento meneghino per eccellenza (gli ultimi biglietti venduti alla modesta cifra di 8000 euro) ha avuto il suo buon successo: teatro pieno, il presidente Mattarella accolto con ben 10 minuti di applausi e un esito acclamato con altrettanti 15 minuti di battito di mani e fiori sul palco. Ora, ci chiediamo:  “Quanti dei presenti hanno avvertito la stecca presa dalla soprano al termine del secondo atto dopo l’aria ‘ vissi d arte, vissi d’ amore’?”
Eppure è andata!
Tosca, opera di Giacomo Puccini, su libretto di Ilica e Giacosa, tratta dal dramma ” La Tosca” di Vicrorien Sardou, messa in scena per la prima volta il 14 gennaio del 1900, è un opera molto controversa.
Il personaggio femminile di Floria  Tosca è una vera primadonna dominante scena e vocalità, contrastata tra la folle gelosia verso Il suo amato Mario Cavaradossi e la drammatica scelta di fedeltà incondizionata. Pertanto, la vicenda “Tosca personaggio” o si ama o si detesta. Questo il motivo per cui si necessitava di una figurazione più calda e passionale, più mediterranea, che non una forzata, se pur brava e capace Anna Netrebko, la quale ha concentrato tutto sulle potenzialità canore e poco sull’espressione artistica, pur palesemente staccando.
Si è visto un buon Mario Cavaradossi dalla voce fresca di Francesco Meli , romantico e sognatore come ogni artistita; un po’ frivolo, a volte ingenuo come vuole il libretto, ma crede in Tosca e nel loro eterno amore: di rilevo l aria ” Recondita armonia” e di forte emozione ” E lucean le stelle “.
A dominare la scena è sicuramente stato il baritono Luca Salsi nei panni del crudele e arrogante Vitelio Scarpia: artista completo sotto tutti gli aspetti ha riempito la storia fin dalla sua prima apparizione con imponenza vocale e padronanza di movenze.
Buone le scene anche se gli affreschi che prendono vita, già si erano visti lo scorso anno in Attila di Verdi, però bello l’effetto speciale con comparsa alla fine secondo atto e fine terzo atto. Fantastico l’abito azzurro e rosso di Tosca in quanto nulla è dato al caso: la purezza di cieli azzurri diventano sangue versato e vendetta.
Protagonista assoluta è stata la musica senza alcun dubbio. Puccini, figlio del suo tempo, si distacca da ogni forma di tradizione innovando; la sua è una musica che accompagna la vicenda, l’avvolge passo passo, ammanta ogni personaggio e ciò fa di lui non solo un musicista di inestimabile spessore ma altresì un grande teatrante specie nel terzo atto quando anche le campane delle chiese col loro rintocco diventano vero strumento musicale: grande merito va al maestro Riccardo Chailly e all’orchestra del teatro della Scala per la mirabile esecuzione e la grande fedeltà alla partitura originale. Nonostante tutto finalmente abbiamo assisto ad un opera fedele al 100% per come concepita nel tempo e nella storia.
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