RISORGIMENTO ITALIANO Nel libro di Domenico Romeo la storia per immagini dei Cinque Martiri di Gerace

SIDERNO – «Anche se i loro corpi non si trovarono più, rimase per sempre la loro immortale idea di libertà, irraggiungibile chimera, per la quale i Cinque Martiri immolarono la vita».

Non esiste una documentazione tale da avvalorare la tesi secondo la quale, nel maggio del 1848 le salme di Michele Bello da Siderno, Rocco Verduci da Caraffa del Bianco, Gaetano Ruffo da Bovalino, Pietro Mazzone da Roccella Ionica e Domenico Salvadori da Bianco non furono rigettate nella fossa comune (dopo la riesumazione) e furono furtivamente consegnate alle loro famiglie; quella che conosciamo è la loro storia di cinque giovani poco più che ventenni, nati e cresciuti da buona famiglie che permisero loro di studiare a lungo e di formarsi  con gli ideali liberali nella turbolenta metà dell’Ottocento europeo, che sfociò anche in una Calabria Ulteriore (l’odierna provincia di Reggio Calabria) in cui ebbe luogo nel settembre del 1847 una rivolta iniziata a Reggio e Messina, e che nella Locride iniziò a Bianco per concludersi otto giorni dopo a Roccella.

Volevano la Costituzione, i Cinque Martiri di Gerace, aspiravano a creare un’Italia unita attraverso la federazione dei singoli stati dell’epoca, con il Papa a fare da garantire dell’unità nazionale, in ossequio a qual “mito neoguelfo” alimentato dall’opera di Vincenzo Gioberti, che si contrapponeva alla tradizione repubblicana e carbonara sostenuta da Giuseppe Mazzini.

Volevano una rivoluzione senza spargimento di sangue, a seguito della quale nel distretto di Gerace si sarebbe abbassato il prezzo del sale e del tabacco, si sarebbero aboliti i dazi e si sarebbe sciolta la primitiva sulle acque marine, tanto che ognuno avrebbe potuto servirsene per qualunque uso.

Un programma rivoluzionario per l’epoca, in una Calabria vittima di secolari dominazioni straniere e con un analfabetismo e una miseria diffusi. Ma loro avevano studiato Legge a Napoli, sapevano che era il momento storico per tentare la battaglia per ottenere la Costituzione, che secondo la loro strategia, sarebbe stata concessa i sudditi da Re Ferdinando II , che avrebbe fatto questa concessione, giustificandola nei confronti dell’Austria proprio con i moti rivoluzionari in atto in Calabria.

La storia ci racconta come finì la corsa: furono “Re per tre giorni”, poi catturati e interrogati a Castelvetere (l’odierna Caulonia) col solo conforto del medico Domenico Campisi, che donò loro delle camicie nuove, quando li vide coi vestiti inzuppati dalla pioggia. Traditi da un proprio mandriano, tale Ciccarello, dopo l’interrogatorio sommario furono incarcerati a Gerace, nel convento dei frati Francescani, attiguo alla chiesa di San Francesco. Furono condannati dal giudice di Castelvetere Raffaele Lo Schiavo, che il conte Grillo definì “infame” e “figlio degenere dell’avvocato Gaetano Lo Schiavo, distinto ed onorato galantuomo di Radicena”, perché ritenuti colpevoli di lesa maestà, e condannati ala pena di morte con il terzo grado di pubblico esempio, commettendo un abuso perché furono la pena fu applicata in ossequio al codice militare che non poteva essere usato per condannare dei civili.

Scalzi, genuflessi e bendati, con le mani legate e i ceppi ai piedi, furono fucilati a Gerace il 2 ottobre del 1847.

E in occasione del 170° anno della loro morte, lo storico sidernese Domenico Romeo, membro della Deputazione di Storia Patria della Calabria, ha dato alle stampe lo scorso mese di maggio “I Cinque Martiri di Gerace. Eroi del Risorgimento italiano. Storia per immagini” (2017, Arti Grafiche Edizioni), una preziosa pubblicazione in formato A4, che ricostruisce la vicenda dei Cinque Martiri, arricchendo la narrazione con foto e documenti d’epoca.

Un volume snello ma completo, che serve a tutti i contemporanei, soprattutto ai giovani, per comprendere cosa accade 170 anni fa a loro cinque coetanei e conterranei che volevano vivere in una terra libera e con diritti costituzionali garantiti.

Ancora nessun commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.